Testimonianze

Sebbene avessi iniziato l'ascolto dell'allora DLF già nel 1974, solo nel 1982, quando ero studente a Colonia, potei avvicinare la redazione, grazie all'amico Nazario Salvatori che da sempre seguiva con interesse l'evoluzione del radioascolto italiano. Io che ero venuto a cercare notizie sulla radio mi trovai al contrario a fornirne: il direttore - Ulrich Ritter - mi incaricò infatti di seguire avvenimenti italo-tedeschi da Firenze! Credo che quello sia stato il mio primo vero lavoro e - nonostante gli impegni che dopo la laurea mi hanno assorbito moltissimo - ho avuto la fortuna di continuare a collaborare alla DLF e poi alla DW per tutti questi anni. Sono oltre 250 le trasmissioni da me realizzate da Firenze, per telefono o via cavo in collaborazione con la RAI.
Nel 1996, al vertice europeo svoltosi in questa città, sono stato l'unico giornalista radiofonico a seguire il cancelliere Kohl in mezzo alla gente, fuori il congresso, e nel 1990 ebbi la possibilità, ancora una volta da solo, di intervistare il presidente tedesco Von Weizaecker. Ma soprattutto ho conosciuto e raccontato la storia di decine di tedeschi che hanno scelto la Toscana per vivere e lavorare, in una concreta azione - talvolta inconsapevole - di unificazione europea.
Curiosamente il periodo di maggiore difficoltà per la redazione italiana, quando ormai si paventava la chiusura, è divenuto per me il più attivo. Nel 1995, alla vigilia del passaggio al satellite, ho accompagnato Salvatori alla Fiera Comisat di Vicenza dove abbiamo contattato per tre giorni centinaia di ascoltatori, informandoli sul trasferimento dalle onde corte al satellite. Dello stesso anno è anche l'accordo con Sammarcoradio, la stazione comunitaria di Firenze, per la ripetizione - che prosegue tuttora - del programma italiano in FM. Con iniziative simili, ripetute in altre città, abbiamo cercato di preservare il programma, guadagnandogli nuovi amici.
Ecco perchè mi sembra impossibile che la DW abbandoni l'Italia proprio adesso.
Aggiungo infine che la chiusura pare avvenire in un momento storico estremamente delicato per il futuro dell'Europa, in cui una informazione bilaterale, costante e realistica, è assolutamente necessaria. Non a caso la RAI non ha certamente abolito le sue pur ristrette trasmissioni in tedesco (due al giorno, oltre i notiziari del Notturno) presenti in onde corte e medie. Possibile che a Bonn, Colonia, Berlino, ovunque si prendono queste decisioni non si siano tenute presenti queste realtà?

Luigi Cobisi, Firenze

 

Testimonianze